Realtà virtuale

Realtà virtuale

lunedì 2 dicembre 2013

UNO SGUARDO AL FUTURO

La realtà virtuale del futuro...gli oculus rift, una nuova piattaforma virtuale dal mondo dei videogiochi


 



COSA SUCCEDE AL NOSTRO CERVELLO QUANDO INDOSSIAMO OCULUS RIFT?

Questo video spiega cosa accade nel nostro cervello quando si usa un dispositivo di realtà virtuale immersiva, come Oculus Rift, che permette di immergerci in una realtà completamente virtuale.
Innanzitutto, è importante ricordare che sono presenti due lenti, in cui sono proiettate due immagini identiche ma traslate orizzontalmente (per simulare la visone stereoscopica) e un unico display, inoltre sono presenti dei sensori di orientamento che percepiscono ogni movimento fatto dal partecipante che vengono riprodotti.
Ma come fa a convincere il nostro cervello che siamo in una realtà virtuale?
Per prima cosa, è molto importante prendere in considerazione il concetto di "presenza", cioè l'esperienza soggettiva di essere in un determinato posto in un dato momento che sembra reale.
Il cervello interpreta il mondo circostante basandosi sulle esperienze e sulle informazioni sensoriali, e per questo infatti, è abbastanza ingannabile. E' una macchina che compie continuamente previsioni basandosi sia sul passato, sia su ciò che ci circonda in un momento. Il cervello, in pratica, tenta di predire il futuro e più previsioni sono giuste, più la persona si sente "presente".
Oculus Rift è proprio in grado di dare quel giusto livello di presenza da permetterci di esperire un nuovo tipo di realtà. Si è visto, inoltre, che le persone reagiscono in maniera particolare se vedono un avatar sorridergli essi sorridono a loro volta, oppure fanno un passo indietro quando un altro avatar si avvicina troppo. Spesso vengono confuse le proprie braccia con quelle virtuali. La cosa più sconvolgente, però, è che il nostro cervello unisce il nostro corpo reale con quello virtuale in un'unica percezione.
Le realtà virtuali stanno diventando sempre più presenti nella nostra società, sviluppandosi sempre di più, a tal punto da essere prese in considerazione per il trattamento delle psicosi e il dolore dell'arto fantasma, permettendo al paziente di muovere una versione virtuale dell'arto mancante.
Nonostante questa realtà, diversa da quella che ci circonda di solito, possa essere interpretata come vera e concreta dal nostro cervello, i neuroscienziati hanno notato che le cellule di luogo, che formano una mappa cognitiva di ciò che ci circonda, sono molto più attive quando ci troviamo nel mondo reale rispetto a quando ci troviamo in quello virtuale (45% di attività contro 20%). Quindi, nonostante sia abbastanza facile ingannarci, c'è comunque un limite. Questo ha portato alla nascita di molti dibattiti di carattere etico, in cui alcuni sostengono di non sentirsi di dover convincere pienamente il nostro cervello che esistiamo in quella realtà, per mantenere una netta distinzione da ciò che è vero e non lo è, anche se inevitabilmente questi confini stanno sbiadendo inesorabilmente.







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