I ricercatori hanno mostrato ai soggetti coinvolti nell’esperimento un film in 3D e con 5 sorgenti sonore, il tutto mentre i volontari erano sottoposti ad una risonanza magnetica funzionale. Applicando dei modelli computazionali, gli scienziati hanno identificato la quantità di informazione 3D e la spazialità dei suoni contenute nel film e, grazie a questo, sono riusciti a risalire alle aree del cervello responsabili per l’elaborazione di questi segnali complessi e realistici.
Studi di questo tipo, che sviluppano approcci innovativi e ‘naturalistici’, permetteranno di comprendere meglio le funzioni chiave che guidano il comportamento umano nel mondo reale, come ad esempio l’attenzione e la memoria, e di identificare gli aspetti critici che rendono difficile la vita quotidiana dei pazienti che hanno subito danni cerebrali.
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