Blog destinato agli studenti di psicologia, ma anche a coloro che sono appassionati dall'interazione tra realtà virtuale e cervello.
Realtà virtuale
lunedì 2 dicembre 2013
MAPPE DIVERSE NEL CERVELLO PER IL MONDO VIRTUALE E QUELLO REALE
Per stabilire la nostra posizione nel mondo reale
ci serviamo di tutti i tipi di indizi sensoriali; al contrario, quando si è
immersi in un mondo virtuale, si utilizzano solo quelli visivi e
propriocettivi. Di conseguenza, la mappa mentale di un luogo virtuale mobilita
meno della metà dei neuroni richiesti per una mappa del mondo reale. Mondo reale e mondo
virtuale inducono schemi di attività neuronale differenti. E' questo una delle
conclusioni di uno studio
pubblicato su “Science Express” dal quale emerge anche che la
capacità di orientarsi e capire dove ci si trova è una facoltà molto complessa
che richiede la valutazione di indizi sensoriali di tipo molto diverso.
L'osservazione è in contrasto con la diffusa sensazione che l'orientamento si
basi in maniera preponderante sulla percezione visiva e sulla propriocezione,
che risultano invece essenziali per orientarsi in un mondo virtuale. Nel
corso di una ricerca sui meccanismi cerebrali che presiedono all'orientamento,
un gruppo di studiosi dell'Università della California a Los Angeles ha preso
in esame un gruppo di ratti ai quali era stata impiantata una serie di
elettrodi per monitorare l'attività neuronale nell'ippocampo, l'area del cervello che
presiede alla creazione della mappa mentale della posizione in cui ci si
trova
Per ampliare lo spettro di situazioni sperimentali in cui collocare i ratti, Pascal Ravassard e colleghi hanno sviluppato un sistema di realtà virtuale nel quale hanno immerso i ratti. Gli animali – che dovevano raggiungere un punto in cui era collocata una ricompensa - erano imbracati e collocati su un tapis roulant sferico che permetteva loro di correre e girarsi, mentre il panorama proiettato sulle pareti variava in funzione della loro velocità e direzione.
Schema dell'apparato di realtà virtuale usato dai ricercatori. (Cortesia P.Ravassard et al/Science/AAAS)I ricercatori hanno rilevato che nella situazione virtuale la frequenza caratteristica di una classe di onde cerebrali - le onde theta, il cui ritmo è in correlazione con la velocità con cui ci si muove - era sistematicamente inferiore a quella osservabile nei ratti collocati in un ambiente reale. Ma la scoperta più interessante è stata che, mentre nei ratti che si confrontavano con un problema di orientamento nel mondo reale si attivava il 45 per cento dei neuroni dell'ippocampo, in quelli immersi nella realtà virtuale la percentuale scendeva ad appena il 20 per cento. Analizzando i dati raccolti nelle diverse sessioni sperimentali i ricercatori hanno osservato che questo piccolo gruppo di neuroni – tutti attivi anche nei ratti alle prese con il mondo reale – è già in grado, da solo, di definire una mappa spaziale, fondata però solamente sulla valutazione delle distanze da percorrere per raggiungere l'obiettivo, o sulle diverse tappe in cui può essere scomposto il percorso. Il limite e la scarsa efficienza di una simile mappa è emersa nelle situazioni in cui era necessario cambiare più volte direzioneper raggiungere la ricompensa. Nella situazione reale l'ippocampo è invece in grado, sulla base degli input provenienti da tutti gli apparati sensoriali, di inserire nella mappa molti altri indizi che permettono di definire la posizione reale del soggetto: un vantaggio che consente di raggiungere l'obiettivo con maggiore sicurezza.
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